Buongiornomartina.

Ma fateci il piacere…

Posted on: 19 ottobre, 2007

vignetta.jpeg

Quale occasione migliore per fare una delle poche esperienze che vorrei fare ma che non oso sperare: LA GALERA!!

Io non mi muovo da qui finchè non vengono a prendermi a casa!! 😉

Leggo su questo Blog un pensiero che condivido:

 

“Un signor Nessuno, eletto da nessuno, che si chiama Ricardo Franco Levi ci ha rassicurato.
Il disegno di legge Levi-Prodi per imbavagliare la Rete farà il suo percorso, ma sarà sereno. In caso di dubbi sulle finalità di un sito o di un blog ci penserà l’Autorità per le Comunicazioni. Sentite le parole di questo paraculo prodiano: “Distinguere tra attività editoriale e privata non è semplice. Per questo sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare quali siti o blog siano tenuti all’iscrizione”.
Non solo fanno leggi non previste dal programma di governo, in silenzio, per non essere disturbati. Ma ci prendono anche per il culo. Levi, le do un consiglio: si tolga dalle palle, ma presto, torni alla panchina del parco dove l’ha raccattata il suo amico Prodi. Questa legge va CANCELLATA. Se volete, cari amici dell’Unione, discutetevela tra di voi nel nuovo loft del Partito Democratico, ma non fateci perdere tempo.”

Ma chi è questo qua? Che vuole? Ma sto sognando oppure è tutto vero?

Dai commenti dei questo post mi nasce spontanea un’ osservazione:

scrivono: “Però penso che tutta questa vicenda possa e debba farci riflettere sulla portata dei blog che tutti noi gestiamo. Sono delle belle cose, piacevoli, interessanti, utili, divertenti, che stanno avendo un successo ed una crescita esponenziale in questi ultimi anni. Però mi sembrerebbe non del tutto corretto pensare un blog come un porto franco in cui esprimersi in assoluta, totale libertà” e io mi chiedo: “Perchè? A chi dovremmo dare conto per quello che scriviamo? Chi può decidere cosa è bene che io scriva sul mio blog? Questa io la chiamo CENSURA ed è una delle cose più terribili che io conosca”

Poi scrivono: “Quindi in conclusione penso sia giusto vivere la gestione di un blog come un gesto “responsabile”, nell’accezione più generale e nobile che si possa dare a questo termine.” e io dico: “Tutto è relativo, siamo tutti diversi, tutti con metri di giudizio diversi, tutti con una legge morale e un senso di responsabilità diversi e questo è un bene, è sinonimo di democrazia e di diversità ed è una delle cose migliori del mondo”

Purtroppo finchè non si capirà che internet è un posto libero (nel bene e nel male) ed un posto la cui grandezza è data dal fatto che è un posto libero (nel bene e nel male) non ci sarà discusione possibile.

La genialità e la grandezza di questo potente mezzo è data dalla sua totale libertà.

Non credo e mai crederò nella necessità di controlli di questo potente mezzo, anche quando è usato per motivi malefici, non perchè io sia a favore di questi, ma perchè è il prezzo da pagare per la sua libertà.

E’ questo il mio pensiero.

Se volete firmare la petizione fatelo!

*la vignetta è di emmeppi

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11 Risposte to "Ma fateci il piacere…"

e anche quando arrivano, incatenati al laptop, gli renderemo la vita dura. buona giornata martina.

Normale che Grillo se la prenda così tanto: il suo blog sarebbe il primo ad essere indicato dall’autorità. Però direi che tra il suo blog ed i nostri c’è una bella differenza, perché noi anziché fare politica semplicemente raccontiamo un po’ della nostra vita.
Quindi direi che certi aspetti di questa ipotetica legge non mi sembrano sbagliati, ma rimane un problema.
Come stabiliamo la nazionalità di un blog? Quali blog sono italiani (e quindi vanno controllati/registrati) e quali non lo sono?
Il mio blog è pubblicato su blogger.com e ovviamente conservato sui server di Google, società americana la cui sede europea è a Dublino. Visto che da Agosto mi trovo in Svezia, i post che ho pubblicato negli ultimi due mesi sono da considerarsi un prodotto editoriale italiano, svedese, irlandese o americano?
Non vi preoccupate: discuteranno un po’ in Parlamento di questi problemi e poi non ne sapremo più nulla!

Forse si sono accorti della fesseria che stavano facendo, leggete l’articolo sul Corriere della Sera.

http://www.corriere.it/politica/07_ottobre_20/ddl_legge_editoria_blog_gentiloni.shtml

Sottolineo un passaggio di quel che dice Gentiloni:

“Naturalmente, mi prendo la mia parte di responsabilità – continua Gentiloni – (Come ha fatto anche il collega Di Pietro nel suo blog) per non aver controllato personalmente e parola per parola il testo che alla fine è stato sottoposto al Consiglio dei Ministri.”

Cioè, manco leggono le leggi proposte. Ussignor

Roberto: non concordo con te perchè nessuna legge che limita la libertà di parola per me può essere giusta.
Lo so anche io che alla fine ne discuteranno un po’ e poi non ne sapremo più nulla, ma mi fa altamente incazzare il fatto che persone ignoranti come Prodi e Levi si permettano di pensare anche un solo momento di poter fare una legge così ridicola! Cioè noi abbiamo un premier ridicolo, un pagliaccio, e io mi vergogno ancora di più perchè ho contribuito alla sua elezione!

maxanima
: Sono dei pagliacci, il tuo articolo segnalato lo conferma. Perdono solo tempo, è il loro passatempo preferito.

In realtà mi sono espresso male, anch’io sono assolutamente a favore della libertà di manifestazione del pensiero (se volete rinfrescarvi la memoria leggete l’art. 21 della Costituzione). Potrebbe esserci tuttavia un certo problema relativamente alla questione della diffamazione, nel caso di chi effettivamente svolga un’attività da considerarsi giornalistica avvalendosi di un sito che non è registrato come testata online. Ma è ovvio che non si tratta del caso mio, né del tuo, e nemmeno del caso di Beppe Grillo (malgrado il suo blog abbia, lo ribadisco, finalità molto più ambiziose e dichiarate dei nostri). Direi piuttosto che si tratterebbe al più di una manciata di casi, siti istituzionali e non personali, è ovvio (personalmente non me ne viene in mente nessuno, ma potrebbero essercene), su cui l’autorità potrebbe tranquillamente decidere caso per caso, applicando le regole già esistenti sull’editoria online. Una legge che raggruppi tutte le altre produzioni online, così diverse ed eterogenee, sotto un’unica etichetta non credo potrà fare molta strada, anche perché applicare regolamentazioni nazionali ad un sistema che è internazionale e delocalizzato per vocazione, come dicevo, è piuttosto problematico. Cosa rende un blog italiano? La nazionalità dell’autore, il luogo fisico in cui scrive, il paese in cui è collocato il server o la nazionalità dell’impresa che possiede il dominio a lui concesso? Non credo sia facile trovare una risposta. Ecco perché ribadisco che abbastanza presto non sentiremo più parlare di questa legge, anche perché in effetti non è dedicata ad uno dei problemi più urgenti del nostro paese.

Però penso che tutta questa vicenda possa e debba farci riflettere sulla portata dei blog che tutti noi gestiamo. Sono delle belle cose, piacevoli, interessanti, utili, divertenti, che stanno avendo un successo ed una crescita esponenziale in questi ultimi anni. Però mi sembrerebbe non del tutto corretto pensare un blog come un porto franco in cui esprimersi in assoluta, totale libertà. A mio parere rimane comunque una produzione di pubblico dominio, accessibile teoricamente ad un pubblico illimitato, ed una giusta dose non di responsabilità, ma almeno di senso di responsabilità nei confronti di ciò di cui si scrive penso non guasti mai. Non potrà e non dovrà mai trattarsi di una responsabilità editoriale, è ovvio, ma piuttosto di una nozione morale di rispetto che cerco di applicare ogni giorno sul mio blog (provate a trovarci un insulto), che ho assolutamente trovato in questo blog, in tanti altri, ma non proprio in tutti quelli che ho visitato.
Quindi in conclusione penso sia giusto vivere la gestione di un blog come un gesto “responsabile”, nell’accezione più generale e nobile che si possa dare a questo termine.
Ma la responsabilità legale la lascio a chi esercita un’attività professionale. Il giorno in cui il mio blog dovesse essere così popolare e visitato da indurmi a riservare la sua consultazione ad un pubblico di utenti registrati e paganti, solo allora mi iscriverei al registro delle testate online. Ma siccome quel giorno non arriverà mai, e neanche ho interesse che arrivi, sono ben felice che i miei 15 assidui lettori possano continuare a leggermi gratuitamente.

Roberto: scrivi: “Però penso che tutta questa vicenda possa e debba farci riflettere sulla portata dei blog che tutti noi gestiamo. Sono delle belle cose, piacevoli, interessanti, utili, divertenti, che stanno avendo un successo ed una crescita esponenziale in questi ultimi anni. Però mi sembrerebbe non del tutto corretto pensare un blog come un porto franco in cui esprimersi in assoluta, totale libertà” e io ti chiedo: “Perchè? A chi dovremmo dare conto per quello che scriviamo? Chi può decidere cosa è bene che io scriva sul mio blog? Questa io la chiamo CENSURA ed è una delle cose più terribili che io conosca”

Poi scrivi: “Quindi in conclusione penso sia giusto vivere la gestione di un blog come un gesto “responsabile”, nell’accezione più generale e nobile che si possa dare a questo termine.” e io ti dico: “Tutto è relativo, siamo tutti diversi, tutti con metri di giudizio diversi, tutti con una legge morale e un senso di responsabilità diversi e questo è un bene, è sinonimo di democrazia e di diversità ed è una delle cose migliori del mondo”

Purtroppo finchè non si capirà che internet è un posto libero (nel bene e nel male) ed un posto la cui grandezza è data dal fatto che è un posto libero (nel bene e nel male) non ci sarà discusione possibile.

La genialità e la grandezza di questo potente mezzo è data dalla sua totale libertà.

Non credo e mai crederò nella necessità di controlli di questo potente mezzo, anche quando è usato per motivi malefici, non perchè io sia a favore di questi, ma perchè è il prezzo da pagare per la sua libertà.

Con questo rispondo a te e a tutti. E’ questo il mio pensiero.

Per estrema chiarezza ribadisco che anch’io credo assolutamente nella libertà e nella necessità di poter gestire questo mezzo in autonomia. Non facevo in questo alcun riferimento alla censura (che è un qualcosa di esterno) bensì ad una forma virtuosa di autoregolamentazione che in maniera quasi automatica io, te e tanti altri curatori di blog applichiamo spontaneamente perché siamo persone educate, oneste e responsabili.
Anche se c’è sempre un certo relativismo ed una certa diversità di posizioni, non si può negare che esistano dei valori condivisi e condivisibili quali il rispetto, l’educazione, la coerenza: mi riferivo a questo quando parlavo di responsabilità.
Per questo mi infastidisce trovare blog che siano maleducati, volgari e spesso incapaci di argomentare in maniera efficace le loro provocazioni. Ma è chiaro che su un mezzo così vasto la qualità ed il valore non possono essere uniformi, dunque sono perfettamente d’accordo con te quando dici di ritenere questo “il prezzo da pagare per la sua libertà”.
Ed è fuori discussione l’idea di un qualsiasi organismo di controllo o monitoraggio sui contenuti dei blog, ci mancherebbe altro. Sarebbe incostituzionale, visto che in una situazione democratica lo stato dovrebbe garantire determinate libertà, anziché minacciarle.
Quindi credo proprio di poter dire che il mio pensiero di base coincide con il tuo. La mia intenzione era semplicemente quella di aggiungere una riflessione sulla crescente rilevanza che il fenomeno dei blog sta avendo nella rete. Oggi curare un blog non è solo un semplice passatempo ma parte di un assai complessa ed intricata rete di informazioni ed opinioni. Questa legge ha provato a prenderne atto, ma lo ha fatto partendo da presupposti confusionari, discriminatori, inapplicabili e quindi errati.
Per questo credo che molto presto non ne sentiremo più parlare.
Ti abbraccio Mar.

Certo non può essere una coincidenza che questa legge vergognosa sia venuta in mente ai nostri cari governanti proprio all’indomani del v-day di grillo, il cui enorme successo è dovuto, per la maggior parte, al popolo della blogosfera…

Roberto: continuo a non essere d’accordo con te su tutto, hai “rifritto” le cose che avevi già detto ma il concetto è sempre quello ;-)!! In particolare Scrivi: “Per questo mi infastidisce trovare blog che siano maleducati, volgari e spesso incapaci di argomentare in maniera efficace le loro provocazioni. Ma è chiaro che su un mezzo così vasto la qualità ed il valore non possono essere uniformi, dunque sono perfettamente d’accordo con te quando dici di ritenere questo “il prezzo da pagare per la sua libertà”“. Io non volevo dire questo! Io intendo dire che la grandezza di internet (e quindi di tutto quello che ne consegue, compresi i blog) è data dal fatto che è totalmente libera e quindi non credo e mai crederò nella necessità di controlli di questo potente mezzo, anche quando è usato per motivi malefici, non perchè io sia a favore di questi, ma perchè è il prezzo da pagare per la sua libertà. E per scopi malefici non intendo “maleducatzione, volgarità e spesso incapacità di argomentare in maniera efficace” come lo hai inteso tu, ma intendo qualcosa di ben più grave e terribile che non scrivo ma che si può intuire. Fine della discussione.

Tatalla: non è assolutamente una coincidenza, ed è per questo che credo ancor meno alle possibili “buone intenzioni” di questa legge.

Ho capito cosa vuoi dire. Capisco, rispetto ed apprezzo il tuo coraggioso punto di vista, però non posso condividerlo. Si rischia di abbracciare un eccesso diametralmente opposto. Io sono uno spirito liberale, ma non libertino (ma con questo non voglio certo dire che tu invece lo sia, per carità): non vedo per quale motivo la chiusura di un sito che possa inneggiare, per esempio, alla pedofilia, al razzismo, alla violenza o alla proliferazione del terrorismo (tutti scopi che, suppongo, possano e debbano essere definiti “malefici”) possa costituire una limitazione della mia libertà d’espressione. Credo che sia inappropriato e rischioso fare di tutta l’erba un fascio, sia che si tenda alla iper-regolamentazione sia che si tenda alla de-regolamentazione. Credo molto nelle mezze misure intelligenti e nei compromessi virtuosi; dovrebbero essere lo scopo quotidiano di ogni legge, anche se questa davvero di virtuoso non ha nulla.
Ma questo mi sembra un discorso che trascende ampiamente la semplice questione dell’editoria online, quindi direi: “Fermiamoci qua!”.
E’ stato molto interessante e stimolante avere questa discussione, però magari se continuiamo va a finire che litighiamo e mi dispiacerebbe un sacco perché ci siamo appena conosciuti! ;o)

Sono contenta che tu abbia capito quello che voglio dire!! Ora hai centrato perfettamente. Io purtroppo non amo le mezze misure e ho un modo di vedere le cose molto particolare, quindi non pretendo assolutamente che tu sia d’accordo con me, nè discuto la tua posizione anche perchè sono fermamente convinta nella assoluta necessità di divergenze d’opinione per vivere bene. Finchè si litiga vuol dire che va tutto bene, quando non si litiga allora bisogna preoccuparsi.
🙂 grazie per la bella chiaccherata telematica!

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